il virus che ci sta attaccando negli ultimi anni ha suscitato l’attenzione di molti scienziati che si sono posti la domanda: “Il virus attacca indifferentemente uomo o donna oppure ha effetti diversi a seconda del soggetto? “.

Durante la pandemia abbiamo avuto occasione di monitorare il contagio del virus e, attraverso i dati acquisiti, siamo riusciti a capire che, nelle donne, il virus si sviluppa in modo più veloce, e presenta sintomi più lievi rispetto che nel maschi.

Secondo i dati di “Nature Communications” l’uomo ha 3 volte la probabilità di finire in terapia intensiva rispetto alla donna e 1,4 volte maggiore di morire, mentre secondo “Science” il rischio di decesso nella popolazione maschile è 1,7 volte superiore per gli individui machi sopra i 30 anni.

Una conferma dell’ipotesi che la letalità fra le donne sia minore la abbiamo dagli operatori sanitari. Durante la prima ondata di pandemia in Italia la diffusione fra i medici e gli infermieri è stata molto marcata e si è riscontrato un numero maggiore di operatrici contagiate rispetto agli operatori (25000 contro 10000), ma la letalità è stata dello 0,1% fimminile contro lo 0.8% fra gli individui maschi .Con l’aumentare dell’età (sopra i 60 anni) ,la differenza si fa più marcata.

Per confermare ulteriormente che gli uomini sono più propensi a morire se contagiati i dati dell’INAIL ci riferiscono che le denunce per infortunio da covid-19 erano maggiori fra le lavoratrici, ma le denunce di infortunio con esito mortale sono state 423 registrate entro il 31/12/2020 di cui 352 erano di uomini.

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