E’ ormai dall’inizio della pandemia che le scrivanie degli uffici sono vuote e impolverate. Quasi tutti i lavoratori italiani, infatti, si trovano a dover lavorare da casa tramite un computer. Lo smart working è diventato il pane quotidiano per chi cerca di mantenere intatto quello che rimane dell’economia del Bel Paese. Ma come si è rapportato il popolo italiano a questo nuova metodologia di lavoro?

LA PRIMA VOLTA

La maggior parte dei lavoratori non aveva mai avuto a che fare con il lavoro da casa e le videoconferenze su meet fino al quel fatidico mese di marzo del 2020. Da quel momento il poi, lo smart working è venuto in nostro soccorso permettendoci di aggirare gli ostacoli sociali piazzati dalla pandemia. In un primo momento la mancanza di strumentazione e l’inesperienza hanno giocato a sfavore di noi italiani, in questo campo più arretrati rispetto ad altri paesi europei. Dopo, però, aver capito i meccanismi di funzionamento e aver migliorato le conoscenze informatiche , gran parte degli impiegati sono riusciti a lavorare stando seduti nel salotto di casa propria senza troppe difficoltà. Complessivamente, nonostante il virus ci abbia colto impreparati, ci siamo dimostrati all’altezza della situazione sconfiggendo la distanza sociale a suon di chiamate via skype, mail e telefonate.

ARMA A DOPPIO TAGLIO?

Non avere orari fissi, punti di riferimento, è positivo o negativo per un lavoratore? E’ scontato che con questa modalità di lavoro non si hanno più vincoli legati agli orari. Ci sono parecchi pro: le madri che prima non riuscivano ad accompagnare i figli a scuola adesso se lo possono permettere, la durata della pausa pranzo che in passato era uguale per tutti ora invece può variare a seconda delle esigenze del lavoratore, la spesa che può essere fatta in qualsiasi momento e via dicendo. Ma presenta anche dei contro perché appunto la mancanza di limiti, a volte, porta i lavoratori a modificare e ricontrollare il proprio materiale ad orari improponibili. Continuando a parlare di tempo, i lavoratori pendolari, grazie a questa modalità, risparmiano tantissimi minuti che prima sprecavano aspettando treni o autobus, che poi possono investire in attività più proficue.

ASPETTO SOCIALE

Piccoli momenti come la pausa caffè, le due chiacchiere col collega ormai sono solo ricordi. Sembrano, in effetti, banalità ma sono quei piccoli dettagli che rendono piacevole il lavoro cambiando la qualità della giornata. E’ vero che si lavora con maggiore intensità, ma spesso a scapito della serenità del lavoratore. Recarsi a lavoro guardando qualche vetrina, compiacendosi del proprio riflesso su di essa, solo quando si è vestiti bene, o andare dal parrucchiere per una piega in pausa pranzo sono dei rituali che creano una normalità ormai perduta ma agognata. Perché alla fine il tempo che impieghi ad aspettare il treno è relativo se, come dice mia zia, durante la pausa pranzo hai la possibilità di goderti un trancio di pizza bianca romana con la mortadella presa a Termini.

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