Uno dei centri più colpiti dal COVID in questo periodo è stato Bergamo, una città che, nonostante abbia attraversato momenti bui di disgrazia e dolore, è riuscita a conservare la propria bellezza che risiede soprattutto nelle imponenti mura venete, simbolo della provincia e famose in tutta Europa, nonché patrimonio dell’UNESCO dal 2017. Tutti coloro che hanno potuto vedere e visitare Bergamo conoscono l’aspetto di queste mura, ma in pochi sono a conoscenza delle loro origini. Quali materiali sono stati impiegati nella loro costruzione? Da dove provengono?

Le Mura venete, senza dubbio uno dei simboli più rappresentativi di Bergamo, sono un’imponente costruzione architettonica risalente al XI secolo, che si sviluppa per circa 6 km lungo tutto il perimetro di Città Alta. Tale cinta, ancora in buono stato, è costituita da 14 baluardi, 2 piani, due polveriere e 4 porte (San Giacomo, Sant’Agostino, San Lorenzo e Sant’Alessandro).

I principali materiali utilizzati per la costruzione delle Mura vengono cavati dal luogo: arenaria grigia (proveniente dalla zona di Castagneta), arenarie gialle (dalla zona della Rocca e dai baluardi di S. Michele e della Fara), conglomerati, marmo bianco rosato di Zandobbio e arenaria di Sarnico. Per la costruzione vengono inoltre utilizzati masselli bugnati in arenaria, malta da impasto di calce e sabbia, laterizi e legname. Dagli edifici demoliti lungo il circuito delle Mura vengono ricavati poi ulteriori materiali. 

Il paramento murario è costituito prevalentemente da blocchi di arenaria o arenite, una roccia clastica, di origine sedimentaria, che si forma per cementazioni di sabbie in periodi e strati diversi. I granuli possono avere varia composizione mineralogica: i principali costituenti detritici delle arenarie sono quarzo, per la sua resistenza all’abrasione e all’alterazione chimica, feldspati, muscovite, biotite, minerali pesanti. La composizione mineralogica di un’arenaria può dare indicazioni, anche se solo sommarie, sulla roccia di provenienza. Ad esempio, abbondanza di quarzo e di feldspati alcalini stanno a significare che la sabbia deriva dalla disgregazione di rocce eruttive acide o metamorfiche; le arenarie di questo gruppo sono generalmente mono mineralogiche e monocristalline, ossia con i granuli di una sola specie mineralogica e costituiti da un solo cristallo. Arenarie poli mineralogiche e policristalline derivano invece dalla diagenesi di sabbie formatesi per alterazione meteorica, degradazione e deposizione associata di rocce sedimentarie, metamorfiche scistose ed eruttive acide. In generale, l’arenaria presenta discrete caratteristiche tecniche soggette ad alterazioni, un discreto grado di compattezza e di resistenza alle sollecitazioni meccaniche e agli urti ed elevata resistenza allo scivolamento.

Oltre all’arenaria, un altro materiale lapideo storico della provincia di Bergamo, ben noto fin dall’antichità ed utilizzato in particolare per la realizzazione delle porte che conducono alla parte alta della città, è il marmo di Zandobbio. In realtà non si tratta di un marmo in senso stretto, bensì di una dolomia cristallina compatta, conosciuta in letteratura con il nome di Dolomia di Zandobbio. Dal punto di vista petrografico, la roccia ha tessitura media con aspetto saccaroide ed è costituita da cristalli romboedrici di dolomite di origine diagenetica, con subordinata calcite spatica tardiva e tracce di albite autigena. Dal punto di vista fisico-meccanico invece si caratterizza per un’elevata resistenza a compressione e a flessione (anche dopo cicli di gelo-disgelo), nonché per un’elevata durevolezza. Essa mostra inoltre una buona attitudine alla lavorabilità e un buon grado di resistenza all’abrasione. Per questi motivi questo materiale è stato utilizzato ampiamente per la costruzione di alcuni monumenti simbolo di Bergamo, come ad esempio Porta San Giacomo. Il giacimento da cui è stato estratto risale all’era giurassica (200 Ma circa) e affiora nella fascia collinare pedemontana ad est di Bergamo, in bassa Val Cavallina e nei comuni di Trescore Balneario e Zandobbio.

Tra le pietre più conosciute e utilizzate sin dai tempi antichi in tutta la provincia di Bergamo e impiegate nella costruzione delle Mura, in particolare per il redondone, vi è anche l’arenaria di Sarnico. Abbondantemente diffusa lungo la fascia prealpina, essa, di origine torbiditica e di età cretacica, affiora lungo la fascia di raccordo tra le Prealpi e la Pianura Padana. Il reperimento dell’arenaria nel corso dei secoli ha rappresentato un’attività diffusa nella provincia di Bergamo, soprattutto nell’area sebina, e in specie a Sarnico, dove abbondano le evidenze di una notevole attività estrattiva, ora completamente abbandonata. La possibilità di reperire in affioramento corsi potenti e la sua buona resistenza fisico-meccanica sono alla base della sua larga diffusione. L’arenaria di Sarnico è adatta alla realizzazione di opere murarie e rivestimenti in lastre squadrate; essa però teme il ristagno dell’acqua e il gelo ed è soggetta a usura, manifestabile anche con fenomeni di disgregazione e polverizzazione superficiale. La pietra, essendo molto tenera, si presta a ogni tipo di lavorazione e la sua omogeneità mineralogica unita alle sue proprietà tecniche ne consentono un’ottima lavorabilità. 

Infine nella realizzazione dell’imponente opera muraria sono stati impiegati anche i conglomerati, provenienti dalla montagnetta del Roccolino e da S. Vigilio. Essi sono dei sedimenti clastici derivanti dallo smantellamento di formazioni più antiche da parte degli agenti dell’erosione o agenti esogeni (agenti meteorici, correnti, frane…). Un conglomerato può essere poligenico quando è costituito da clasti di tipo diverso, o polimittico quando è composto da clasti di dimensione differente. Nella letteratura geologica i conglomerati si suddividono tradizionalmente in brecce e puddinghe. Le prime sono ruditi, il cui sedimento è formato da ghiaia, caratterizzate da ciottoli a spigoli vivi e da bassa maturità tessiturale in quanto i granuli sono mal classati, e possiedono dimensioni diverse tra loro. Questo potrebbe essere dovuto a un “trasporto” non lungo che non ha permesso una buona classazione e un buon arrotondamento. Le puddinghe sono invece conglomerati nei quali i ciottoli, o clasti, sono particolarmente arrotondati e hanno maggiore “maturità tessiturale”, indice di un trasporto più lungo.

Sitografia

https://centrostudidialogo.files.wordpress.com/2017/07/lemuraveneziane-comunedibergamo2016_784_30285.pdf http://marmiepietrebg.it/marmi-e-pietre/marmo-di-zandobbio/ http://marmiepietrebg.it/marmi-e-pietre/pietra-di-sarnico/ https://it.wikipedia.org/wiki/Arenaria#:~:text=L’arenaria%20(pietra%20arenaria%20se,funzione%20dell’area%20di%20provenienza.

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